Il comitato nonCiStiamo lancia "il dibattito pubblico di comunità", una serie di incontri con la cittadinanza per dire no al revamping dell’inceneritore, chiedere la chiusura dell’impianto e mostrare le alternative concrete, già esistenti e collaudate. "Dopo cinquant’ anni di emissioni nocive e di danni sanitari ed economici ribadiamo la ferma opposizione al proseguimento dell’attività dell’inceneritore di via Tobagi". Il Comitato nonCiStiamo comunica di essere impegnato per produrre "soluzioni alternative alla combustione molto meno costose e in grado di creare nuova occupazione" e sostiene di svolgere questa attività "in quanto prioritario soggetto attivo e in possesso, pro tempore, della custodia e della salvaguardia del nostro ambiente di vita". Il Comitato richiama la Costituzione laddove obbliga le attività economiche pubbliche e private ad essere indirizzate a fini sociali e ambientali. "Gli amministratori pubblici devono realizzare tali obblighi. Per questo avrebbero dovuto chiudere da tempo i forni e avviare senza indugio la bonifica del sito e delle matrici ambientali interessate".
Il Comitato chiede anche ai tre comuni proprietari dell’inceneritore "chiarezza sugli accantonamenti dedicati alla sicurezza ambientale e alla bonifica" e riassume la sua posizione rilevando in primo luogo che "molti Comuni hanno raggiunto buone percentuali di raccolta differenziata ( tra il 65 e l’ 80% ) con maglia nera per Pistoia e Firenze. Il problema dell’Ecd non è semplicissimo da affrontare e dipende dalle inadeguatezze da parte delle strutture di gestione e programmazione pubbliche e pubbliche SpA/ partecipate, non certo per gli abitanti che raggiungono responsabilmente alte quantità di raccolta differenziata". Per questo il Comitato respinge quello che l’Ato definisce scenario ottimizzato che prevede il revamping dell’inceneritore fino a 100mila tonnellate all’anno. "Non è economia circolare – afferma nonCiStiamo - in quanto distrugge e riduce in cenere materiali preziosi e in via di esaurimento e penalizza i cittadini virtuosi, cioè la popolazione con alte percentuali di raccolta differenziata e che paga tariffe elevate. Non vogliamo finanziare con le tariffe impianti fuori dalle norme di economia circolare, nocivi e costosissimi". Per il Comitato il raddoppio dell’impianto di Montale crea anche "squilibri territoriali, concentrando impatti e impianti nocivi solo su specifici territori".










