di Pietro Senaldidomenica 2 agosto 20264' di letturaTira aria di Magalomania a Bologna. L’edizione locale di Repubblica del capoluogo emiliano-romagnolo informa che nella tempesta social che ha travolto il sindaco Matteo Lepore ci sarebbe lo zampino dei sovranisti americani. Donald Trump? Elon Musk? Non si arriva a dirlo esplicitamente, però... Chi ne è convinto più di tutti è proprio l’interessato, che si è fatto affiancare da un avvocatone locale per preparare una strategia su più livelli per difendersi dagli attacchi di odio di cui si sente vittima. Esposti, diffide, azioni legali: nulla è escluso; all’odio si ribatte colpo su colpo. Di cosa stiamo parlando? Il quotidiano ha scritto che, tra le decine di migliaia di firme nella pagina di Fratelli d’Italia che chiede le dimissioni del primo cittadino per la convocazione della manifestazione in memoria di Fakir Abderrahim degenerata in un assalto alla polizia, circa quattromila sarebbero attribuibili a profili statunitensi, probabilmente falsi. Stesso sospetto su seimila commenti critici apparsi sotto il post nel quale il sindaco teorizzava le due piazze, quella civile convocata da lui, e quella dei violenti del centri sociali, che nei fatti è però sempre la stessa, semplicemente con due diverse tipologie di partecipanti. Quindi? Nell’offensiva social contro il primo cittadino bolognese ci sarebbe «l’ombra della rete Maga», teorizza Repubblica.La premessa che gli insulti sono indegni e le minacce sono un reato è d’obbligo. La considerazione che, al di là dell’Oceano, Trump e il suo popolo non sappiano neppure chi è Lepore, benché il New York Times abbia paragonato Fakir a George Floyd, l’afroamericano ucciso dalla polizia sei anni fa a Minneapolis quando già era ammanettato e inoffensivo, è a occhi ingenui più vicina al vero dell’ipotesi di un complotto della destra internazionale contro il sindaco. Da qui, qualche domanda e qualche riflessione. Chi sostiene che il sindaco è diventato un bersaglio internazionale? Un’indagine commissionata da lui medesimo e visionata da Repubblica, il che significa, traducendola dal giornalistese, probabilmente allungata da qualcuno caro al primo cittadino a un giornale ritenuto amico. Chi ha fatto l’indagine? Al lettore non è dato sapere. Chi l’ha pagata? Anche qui non si sa; c’è chi azzarda: i bolognesi con i soldi del Comune? Ancora: si sostiene che i commenti e gli insulti fake arrivati dagli Usa sarebbero il dieci per cento del totale, ma come si è arrivati a questa conclusione? Attraverso Talkwalker, una sorta di programma specializzato nell’individuare i profili falsi. È affidabile? Fino a un certo punto: i profili fake devono essere individuati a uno a uno e risalire alla loro provenienza non è operazione semplice né certa e non sono «anomalie verificabili con la sola aritmetica» come scrive Repubblica.Fakir, la donna che ha sfidato gli antagonisti: "Meloni mi ha telefonato. Lepore invece no"Di quella piazza radunata da Matteo Lepore a Bologna per manifestare contro la morte di Abderahim Fakir, oltre alla guer...ERRORE POLITICO