HomeBolognaCronacaIl sindaco nel mirino. Centinaia di insulti da bot e profili fake. S’ipotizza una regiaSospetti sui tratti comuni di tanti account che attaccano Lepore. Indagini su chi lo ha minacciato: si stringe il cerchio sui sospettati.Il sindaco Matteo Lepore è stato bersagliato da centinaia di commenti e minacce sui social dopo gli scontri in piazzaRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciNon hanno un volto. Le foto d’identità spaziano da immagini di paesaggi ad avatar fittizi, nascondendosi poi dietro ad alias sgrammaticati e pop come ’Jon Cena’ o ’Skar Facee’. Strafalcioni british a parte, il fenotipo dell’odiatore social che in questi giorni dopo la morte di Abderrahim Fakir si è moltiplicato come un gremlin toccato dall’acqua sui social network del sindaco Lepore è più un’identità fantasma che un vero e proprio leone da tastiera in carne ed ossa. Il ruggito d’odio versato come veleno nei commenti ai post del primo cittadino, risalendo poi la china della privacy fino alla casella di posta del sindaco, non è rimasto però inascoltato sulla Rete. Anzi.
Proprio le centinaia di commenti che hanno iniziato a comparire sotto ai post di Lepore a seguito degli scontri di piazza del giorno successivo alla tragedia del Pilastro, hanno innescato la denuncia depositata nei giorni scorsi in questura. Un atto da parte dell’ufficio legale del Comune volto a tutelare il primo cittadino richiedendo d’individuare e perseguire chi, tramite i social e le minacce, ha aizzato l’odio da dopo la controversa manifestazione convocata da Lepore. E poi sfociata nella guerriglia urbana da 64 agenti feriti. Il fascicolo aperto in procura e affidato alla polizia di Stato procede per ora contro una galassia di ignoti. Anche se la ’profilazione’ di chi più attivamente ha rotto la diga dell’odio ha presto orientato gli investigatori verso tratti comuni ben precisi. "Dimettiti!", "Incapace!", "Sei un clown" è il tenore dei commenti sprezzanti della maggior parte di questi odiatori social nell’ombra. Sono decine infatti i profili autori di commenti che condividono però nell’account, ad esempio, la totale assenza di contenuti tipica dei bot. Nickname di fantasia e nessun riferimento che possa ricondurre ad una identità specifica né followers o amici nei casi più eclatanti. Profili come vere e proprie anfore vuote destinate al preciso proposito di attaccare Matteo Lepore nei diversi post attinenti al caso Fakir. Tanto che per questi tratti comuni e la sistematicità automatizzata dell’azione, per ora non è stato escluso che dietro a questo specifico fenomeno possa esserci anche una regia comune.
















