Il dibattito sul ballottaggio da inserire nella legge elettorale, proposto dal costituzionalista Ceccanti e subito circondato da grande attenzione, si scontra purtroppo con un “no” pregiudiziale del centrodestra. Mentre infatti sarebbe razionale prevedere una soluzione per il caso che nessuna delle due coalizioni raggiunga il fatidico 42% che dà l’accesso al premio di maggioranza, la risposta del centrodestra è un “no” preventivo, basato sulla convinzione che con il turno unico sarebbe più facile per l’attuale alleanza di governo vincere; e sulla superstizione (come altrimenti definirla?) che invece il doppio turno favorisca il centrosinistra.

Con gli stessi argomenti gli eredi Dc, reduci dalla prima tornata di elezioni dei sindaci in cui a loro non era toccato nessun primo cittadino delle grandi città, dove invece spopolavano quelli di sinistra, pretesero che il Mattarellum fosse a un solo turno. Poi Martinazzoli, ultimo leader dello Scudocrociato, rifiutò di allearsi con Occhetto, appena uscito dalla sofferta vicenda del cambio di nome del Pci, e insieme apparecchiarono la prima grande vittoria di Berlusconi, nel ’94. La storia non si fa con i se, ma chissà se sarebbe potuta finire diversamente con il ballottaggio e con l’alleanza tra ex-Dc ed ex-Pci che si realizzò la volta dopo, nel ’96, quando Prodi battè il Cavaliere. Ormai è assodato che nelle metropoli, come nelle regioni, conta il candidato. Da quando il centrodestra lo ha capito, il centrosinistra ha cominciato a prendersi più di un dispiacere. Se il centrodestra ritiene di avere, con Meloni, una candidata più forte per la guida del governo, non dovrebbe avere ragione di tirarsi indietro rispetto al secondo turno. Che darebbe alla premier più libertà rispetto a Vannacci, in grado di condizionare l’intera coalizione se entrasse a farne parte. Lo stesso varrebbe per Schlein o Conte - chi dei due sarà candidato - nel caso in cui arrivi Di Battista a insidiare i voti dei 5 stelle. Specie di quelli più propensi all’astensione perché non convinti dell’alleanza con il Pd. E non parliamo di Calenda o di altri che al momento rischiano di raccogliere voti non conteggiabili.