E se nessuno raggiunge la soglia del 42% dei voti necessaria per far scattare il premio di maggioranza previsto dal Melonellum in nome della stabilità (da qui anche il nome di Stabilicum dato alla riforma elettorale in dirittura d’arrivo in Senato)? Si tornerebbe dritti dritti alla “palude” della Prima Repubblica.
E il rischio non è tanto peregrino se si considera la crescita dei ”terzi poli” estremi: se Futuro nazionale di Roberto Vannacci è già quotato oltre il 7%, un possibile partito ”grillino” guidato da Alessandro Di Battista, che ha già creato un’associazione dal nome “Schierarsi”, è stimato tra il 3 e il 5%. Senza contare che un terzo polo che potrebbe togliere voti al centrosinistra c’è già, ed è quello di Azione di Carlo Calenda, fermamente intenzionato a non unirsi in coalizione e a correre da solo nel nome dell’europeismo.
Il rischio «palude» se nessuno raggiunge il 42% dei voti
Da qui l’iniziativa bipartisan delle associazioni LibertàEguale, vicina al mondo democratico, e di Magna Carta, lo storico think thank dei moderati del centrodestra presieduto dall’ex ministro gaetano Quagliariello: una lettera aperta, una sorta di appello al Parlamento, affinché si riconsideri la norma di chiusura del ballottaggio nazionale tra i primi due arrivati se nessuno raggiunge il 42%, norma inizialmente prevista nel Melonellum su input di Fratelli d’Italia e poi messa da parte per le resistenze politiche di Lega e Forza Italia. Tra i firmatari dell’appello, oltre a Quagliariello, Peppino Calderisi, Stefano Ceccanti, Francesco Clementi, Giovanni Guzzetta, Fabrizio Cicchitto, Carlo Fusaro, Nicola Latorre, Claudia Mancina, Enrico Morando, Tommaso Nannicini, Arturo Parisi, Claudio Petruccioli, Umberto Ranieri e Giorgio Tonini.











