Cara Maria, sono una signora di 67 anni ben portati, almeno esteriormente, perché da qualche tempo vivo un momento complicato con me stessa. Sono andata in pensione qualche anno fa con uno scivolo aziendale e da allora faccio la nonna a tempo pieno. Pensavo: “che gioia, sono ancora utile”. Qualche mese fa una mia amica si è sposata, la seconda volta, con un nostro coetaneo conosciuto sui banchi dell’Università. Il suo sogno era da sempre una laurea che non era riuscita a prendere da giovane e si è rimessa in gioco. Lì ha conosciuto di nuovo l’amore, forse non esplosivo come quello della giovinezza, ma capace di darle nuove emozioni. Quella sua svolta mi ha fatto pensare che io mi ero chiusa al futuro accontentandomi (seppur con amore e gioia) di badare ai miei due straordinari nipoti, vivendo in funzione dei bisogni dei miei figli, dimenticando i miei. E la mia amica di cui ti ho appena parlato un giorno vedendomi “grigia”, “spenta”, mi ha detto senza tanti giri di parole che mi sono arresa, seduta, rinunciato a vivere con gioia e progetti quel poco o tanto che mi rimane. «Ricordi quando parlavamo della pensione e non vedevamo l’ora di raggiungerla per riprenderci le nostre vite? Fare quelle cose che non avevamo avuto il tempo di fare? Tu hai tradito quel proposito». Mi ha costretta a mettermi davanti a me stessa e a ricordarmi chi ero, cosa desidero, cosa ancora sogno. Niente di speciale, solo nuove esperienze, una vita aperta alle relazioni e anche alla condivisione. Così questa estate ho detto ai miei due figli che non sarei potuta rimanere tutto il tempo nella casa in montagna con i nipoti perché mi ero organizzata un viaggio di gruppo in giro per l’Europa del nord. Luisa, la più grande, mi ha guardata con stupore? «Un viaggio? ». Pensava scherzassi, ma poi ha visto il mio sguardo sicuro e senza esitazioni. Anche Luca è rimasto basito ma non ha fatto commenti se non chiedermi quando partissi e quando fossi disponibile a stare con i bambini. «15 giorni a giugno e 15 giorni a luglio», ho risposto sapendo di metterlo in difficoltà. «Posso contribuire a pagare una baby sitter». Adesso sono alla vigilia di questa avventura e mi sforzo di cacciar via i sensi di colpo. Giugno e Luglio li ho passati un po’a fare la nonna e il resto a pensare finalmente a me. Anche io da settembre frequenterò l’Università e mi sto informando per qualche circolo di lettura, cineforum e altre occasioni sociali. Troppo tempo ho rinunciato a me stessa. Prima il lavoro e la famiglia, poi i nipoti, sempre a testa bassa e senza momenti di stupore. Mia figlia non ha ancora digerito questo cambio di regole. So che dice che “sono impazzita”, mentre mio figlio mi ha tranquillizzato: “hai ragione mamma abbiamo fatto troppo conto su di te”. Per la prima volta non mi sento solo una donna una caregiver, prima i figli, poi i genitori anziani, il marito anziano, i nipoti. Sono di nuovo io, Alba, con la paura ma anche l’eccitazione per un orizzonte inesplorato. Un nuovo inizio con me al centro. Non voglio mica la luna ma un pezzetto di quel futuro che mi appartiene e che non può esaurirsi in un susseguirsi di giorni sempre uguali. Buone vacanze a me! Alba La risposta di Maria Corbi Cara Alba, sono con te, hai fatto bene e non devi aver sensi di colpa. Questi sono una specialità femminile, capace di farci restare ferme al palo, facendoci dimenticare cosa vogliamo e anche i nostri diritti. Aiutare, prendersi cura, partecipare attivamente alle famiglie dei nostri figli è importante ma non deve esaurire il nostro spazio vitale. Lo penso sia per gli uomini che per le donne, ovviamente, anche se di solito sono queste ultime a farsi carico del welfare familiare (e sociale). Ci sono sempre più agenzie di viaggio dedicate a quella che un tempo era chiamata la terza età. Perché le fasi della vita non hanno bisogno di essere catalogate, e quando lo facciamo in fondo stiamo costruendo dei muri che servono solo a limitare le nostre scelte e la nostra esistenza. Si può essere giovani anagraficamente e vecchi di fatto, per l’accezione negativa che diamo ancora alla parola, oppure il contrario. Siamo solo persone con caratteristiche che cambiano con lo scorrere del tempo, ma che non devono metterci limiti. Accumuliamo esperienza, conoscenza, dolori e gioie ma dobbiamo mantenere il bagaglio leggero per poter muoverci agilmente ancora nel mondo a caccia di nuove emozioni. Tra l’altro penso che i figli anche se non lo ammettono, sono sollevati da genitori autonomi e vivaci, che hanno una vita oltre la famiglia. In questo modo si sentono più liberi anche loro. Quando i miei figli mi rimproverano, “mamma esci sempre non sei mai a casa”, vedo dalle loro facce un certo compiacimento. E credo che sarà così anche quando gli anni cresceranno ma non la voglia di vivere pienamente. Tu hai 67 anni e non mi sento proprio di inserirti nella fase anziana della vita. Ormai i confini non solo sono più confusi ma anche più larghi. Si vive anche oltre i 100 anni e dobbiamo arrivare a questo traguardo nel migliore modo possibile, il che comprende anche essere persone attive socialmente, non solo fisicamente. Quindi sì cara Alba, buona vacanza a teScrivete a: maria.corbi@lastampa.it