Dietro i suoi baffetti e gli occhi vispi, c'era sempre il sorriso aperto di chi la sapeva lunga senza darlo a vedere. Carlo D'Amato, Carletto per gli amici, non c'è più. Se ne è andato a 83 anni dopo una lunga malattia, conservando sempre l'orgoglio di essere stato il primo sindaco socialista della Napoli repubblicana. Un record, figlio di due anni di grande instabilità politica a Palazzo San Giacomo, quelli successivi alle giunte di sinistra guidate da Maurizio Valenzi, di cui Carletto era stato assessore ai Trasporti. «Sì, sono craxiano, ma allievo di Nenni» ripeteva. E non frenava la sua spontaneità, le sue frasi in dialetto, la passione per il calcio e per il Napoli. «Da giovane ho giocato nella Nocerina», spiegava, ricordando le sue origini a Maiori in costiera amalfitana.
Gli incarichi Avvocato, dipendente e sindacalista dell'Inail, dove andò in pensione da alto funzionario a Roma, iscritto al Psi a diciotto anni, Carlo D'Amato iniziò la sua carriera politica da consigliere degli Ospedali Riuniti di Napoli, in quegli anni l’organismo amministrativo che gestiva il Cardarelli e le altre principali strutture sanitarie napoletane. Quota socialista, naturalmente. Nenniano-craxiano, vantando di «non essere mai venuto a patti con la componente signoriliana del Psi». Altri tempi, da Prima Repubblica nel difficile post-terremoto del 1980, con il sindaco di Napoli che, da Valenzi in poi, era anche commissario straordinario per la ricostruzione cittadina. Dopo le giunte a guida comunista, nel 1983 D'Amato fu il terzo dei non eletti in Parlamento, ma anche consigliere comunale in un folto gruppo socialista. Maggioranze politiche precarie alla Sala dei Baroni, allora sede del Consiglio comunale. Un primo sindaco socialdemocratico, Franco Picardi. I cento giorni di Enzo Scotti sindaco, seguito da Mario Forte altro democristiano. Infine, caduta anche la giunta Forte, ecco il socialista. Era lui, Carletto D'Amato, inviso alla corrente di Claudio Signorile guidata da Giulio Di Donato. Alle 22,30 del 27 novembre del 1984 divenne sindaco, con i voti della Dc, del Psi, del Pri, del Pli e la scheda bianca del Psdi. Era un Consiglio comunale succursale del Parlamento, ne faceva parte gente come Andrea Geremicca, Maurizio Valenzi, Carlo Fermariello, Felice Ippolito, Giuseppe Galasso, Enzo Scotti, Giorgio Almirante, Antonio Parlato, Franco De Lorenzo, Giulio Di Donato e persino Marco Pannella. Quella sera, D'Amato non stava nella pelle. Sindaco a 42 anni, il primo socialista nella storia repubblicana a guidare Napoli. Vantava l'amicizia con lo scomparso Gigi Buccico, con cui aveva avviato il sogno del progetto cittadino della Metropolitana oggi diventata vanto napoletano. Suo riferimento da primo cittadino era il suo compagno di partito Carlo Tognoli a Milano. Dopo l’elezione diede un'intervista, tra politica a sport, a Gianfranco Lucariello. Annunciò di volersi interessare all'ampliamento del San Paolo, parlò del suo tifo in curva, rivendicò di portare bene al Napoli che era riuscito a comprare Maradona. Durò poco, come i suoi tre predecessori. La sua giunta cadde il 22 ottobre del 1986. L’impegno Il Consiglio comunale fu sciolto, dopo tre anni di parentesi politica tra i commissari straordinari Giuseppe Conte e Sergio Vitiello. Carletto era atteso dalla candidatura in Parlamento nel 1987. Prese oltre cinquantamila voti, allora c'erano le preferenze. Poi fu confermato nel 1992 con poco più di ventimila voti. Figlio della Prima Repubblica, il suo impegno politico scemò con la tempesta di tangentopoli, da cui uscì immune da coinvolgimenti giudiziari di rilievo. Tornò all'Inail, con un occhio rivolto al sindacato e i ricordi condivisi con gli amici dell'ex partito, magari nelle serate ischitane o in costiera. Un pezzo di storia della Napoli repubblicana, che rivendicava di aver smantellato 50 campi containers nel dopo-terremoto, assegnando case a 2900 famiglie. Storia della città e il sindaco Gaetano Manfredi, anche a nome dell’amministrazione comunale, ne ha ricordato il «costante impegno istituzionale». Il presidente del Consiglio regionale, Massimiliano Manfredi, ha invece ricordato D’Amato «soggetto politico, figlio della nostra regione, che ha dedicato la propria vita alla politica ed alle istituzioni ed ha espresso i valori socialisti della giustizia sociale».








