Per una persona in cura per un tumore, raggiungere l’ospedale durante un’ondata di calore può diventare molto più faticoso del previsto. Uscire di casa, affrontare il traffico, attendere un mezzo pubblico o restare in coda possono amplificare stanchezza, debolezza e nausea. Il caldo estremo non incide soltanto sul comfort. Può modificare le attività quotidiane, ridurre gli spostamenti e, in alcune circostanze, influenzare il modo in cui i pazienti organizzano visite e cure. È quanto emerge da uno studio qualitativo pubblicato su Environmental Research: Climate, che ha esplorato l’esperienza di persone con una storia oncologica esposte a temperature molto elevate. I partecipanti hanno raccontato di aver limitato le uscite, trascorso più tempo in casa e incontrato maggiori difficoltà nel raggiungere le strutture sanitarie. I risultati aprono una questione destinata a diventare sempre più rilevante: come proteggere i pazienti oncologici in un clima caratterizzato da ondate di calore più frequenti e intense, senza compromettere la continuità delle cure?

I pazienti rinviano davvero visite e terapie?

Nella pratica clinica italiana, il rinvio non sembra essere il comportamento più frequente, soprattutto quando sono in corso trattamenti attivi o controlli urgenti. “I pazienti che stanno effettuando una terapia oncologica o presentano condizioni cliniche rilevanti generalmente non rinviano gli appuntamenti”, spiega Rossana Berardi, vicepresidente dell’Associazione italiana di oncologia medica, Aiom. “Sono consapevoli dell’importanza di rispettare la programmazione dei trattamenti e dei controlli più urgenti”. Può accadere, invece, che venga chiesto di spostare una visita di follow-up differibile, soprattutto se la persona deve affrontare un lungo viaggio o raggiungere l’ospedale nelle ore centrali della giornata. “Spesso, in particolare quando il paziente è anziano, sono proprio i familiari a contattare il centro per sapere se sia possibile rinviare di qualche giorno o fissare l’appuntamento in una fascia oraria più favorevole”, osserva Berardi.