La crisi migratoria esplosa a Ceuta riporta al centro del dibattito europeo la distanza sempre più evidente tra la retorica dell’accoglienza indiscriminata e la necessità di governare concretamente i flussi. Antonio Tajani non utilizza troppi giri di parole: il ministro degli Esteri attacca frontalmente la sinistra italiana e il governo socialista di Pedro Sanchez, accusati di avere alimentato illusioni destinate a trasformarsi in emergenze."La retorica della sinistra porta solo tragedie”, l’affondo del segretario nazionale di Forza Italia: “Dicono che i ‘cattivi’ siamo noi che crediamo nella difesa delle frontiere dell’Unione europea”. Parole che arrivano mentre l’enclave spagnola in Nord Africa è stata travolta dall’arrivo di migliaia di migranti e Madrid tenta disperatamente di recuperare il controllo di una situazione diventata rapidamente ingestibile.Tajani respinge l’equazione secondo cui chiedere frontiere sorvegliate, accordi con i Paesi di partenza e ingressi regolati significherebbe rinunciare alla solidarietà. Per farlo richiama l’esempio di Silvio Berlusconi e dell’emergenza albanese del 1997: “Ma noi siamo con Berlusconi, che nel 1997 andò in Puglia ad accogliere i migranti albanesi e si commosse in questo video che rimane nella storia dell’Italia contemporanea (e di Forza Italia). Governava la sinistra, con l’appoggio di Rifondazione comunista”.Insomma, l’accoglienza non può essere confusa con l’assenza di regole. E proprio l’esperienza dei governi Berlusconi viene indicata dal leader azzurro come il modello opposto a quello seguito dalla sinistra: non slogan o porte aperte a prescindere, ma rapporti diplomatici con gli Stati di origine e una gestione ordinata degli ingressi: “Quando Berlusconi tornò al governo portò avanti la politica degli accordi bilaterali con i Paesi d’origine, la formazione in loco di lavoratori qualificati e la regolazione dei flussi d’ingresso”.Il riferimento alla Spagna è cristallino. Secondo il titolare della Farnesina, la linea di Sánchez avrebbe contribuito a diffondere l’idea che attraversare illegalmente le frontiere europee possa comunque tradursi in una successiva regolarizzazione. Un messaggio in grado di produrre un effetto di attrazione e di consegnare migliaia di persone nelle mani dei trafficanti: “La sinistra ideologica, invece, è quella di Sanchez e quella italiana, prive di una strategia ma pronte a dare l’illusione che in Europa ci sia posto per tutti, con la conseguenza di incentivare i viaggi della morte e alimentare il traffico di esseri umani e l’infiltrazione, potenzialmente, di criminalità e terrorismo“.L’attacco colpisce anche i partiti italiani che continuano a presentare qualunque intervento sulle frontiere come una deriva autoritaria, alla disperata ricerca di un segno più nei sondaggi. La realtà di Ceuta, tuttavia, rimarca quanto sia fragile una politica migratoria fondata soltanto sulle dichiarazioni di principio. Quando gli arrivi diventano incontrollati, gli stessi governi che accusano Roma di eccessiva durezza finiscono per chiudere i confini, schierare l’esercito e adottare misure emergenziali.È il cortocircuito della sinistra europea: predicare l’accoglienza finché l’emergenza riguarda gli altri e invocare il ripristino dell’ordine quando la pressione si sposta sul proprio territorio. Tajani rivendica invece una posizione diversa, che prova a tenere insieme umanità e sicurezza: “Noi vogliamo invece un’immigrazione regolare e pienamente integrata. Allora chi sono i ‘buoni’ e chi i ‘cattivi’?”, conclude il ministro. Una domanda che, davanti alle immagini provenienti da Ceuta, pesa più di molti pomposi proclami.