"Domani sarà una giornata molto partecipata, senza difficoltà. Io chiedo, a chi ha idee diverse, di comprendere quali sono i valori di questa giornata e tenerla separata da altre cose. Cose tutte legittime, ma che hanno bisogno di essere distinte. Per non fare deragliare l'attenzione, dobbiamo tenerla alta sulla difesa della verità della strage del 2 agosto". Così, pensando alla giornata di domani, Paolo Lambertini, presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna, a margine della commemorazione a Villa Torchi. L'iniziativa ha dato il via alle cerimonie che ricordano quanto accaduto 46 anni fa, alle 10.25, in Piazza Medaglie d'Oro. Dopo l'arrivo di una staffetta in bici - sulle maglie, i nomi delle 85 persone morte - il primo omaggio è stato alle vittime più giovani della strage, i cui nomi sono impressi in un monumento nel giardino di Villa Torchi. Presente, alla cerimonia, anche Horst Mäder, che il 2 agosto 1980, perse per sempre la moglie, Margret, e i due figli: Kai, 8 anni, ed Eckhardt, 14. "Sono qui, con il cuore pesante - spiega commosso - per ricordare, non solo i miei figli, ma tutti coloro che non ci sono più". "Domani è importante esserci - aggiunge il sindaco Matteo Lepore - abbiamo una sentenza, passata in giudicato, che spiega chi sono i mandanti della strage, chi sono gli autori, chi ha depistato e finanziato la strage. Questa sentenza, ha 1.700 pagine: nessuno, in Italia, vuole leggerla. Noi l'abbiamo letta: finché ci sarà Bologna, ci saranno verità e giustizia".