Il 2 agosto di ogni anno non si commemora soltanto una delle pagine più tragiche della storia repubblicana, vale a dire la strage alla stazione di Bologna, che causò ottantacinque morti ed oltre duecento feriti. Si rinnova anche un dovere civile: riconoscere la verità storica e giudiziaria che, attraverso decenni di indagini e sentenze, ha individuato nella matrice neofascista della strage un dato ormai consolidato. È su questo terreno che le parole pronunciate nel commemorare l’evento acquistano un significato politico che va ben oltre la polemica del momento.
In occasione dell’ultima commemorazione Giuseppe Conte ha lanciato un duro attacco a Giorgia Meloni, la quale, nel ricordare la strage, ha parlato genericamente di terrorismo, laddove non soltanto il Presidente della Repubblica ed il presidente dell’associazione familiari delle vittime della strage, ma anche i leader politici e lo stesso sottosegretario Molteni, intervenuto in rappresentanza del governo, hanno parlato di matrice neofascista della strage. Ebbene, il punto non è se un presidente del Consiglio debba condividere le critiche dell’opposizione, bensì se chi guida il governo della Repubblica riesca finalmente a sciogliere ogni ambiguità rispetto al fascismo e alla sua eredità politica.











