Sembra tutto normale. Ragazze diligenti, donne affidabili, professioniste efficienti. Eppure, dietro questa apparente adattabilità, molte donne neurodivergenti sostengono ogni giorno uno sforzo invisibile per interpretare codici sociali impliciti, regolare il comportamento e mascherare fatiche cognitive ed emotive, adattandosi a modelli che non le rappresentano. Bambine e donne “troppo vivaci”, dislessiche o plusdotate, neurodivergenti perché il loro cervello elabora il mondo, le emozioni, il linguaggio, le relazioni, in modo diverso. Incomprese dallo sguardo della maggioranza perché dissonanti dal pensiero e costume sociale dominante.
Un fenomeno tutt’altro che marginale. Si stima che condizioni come autismo, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd) e disturbi dell’apprendimento interessino tra il 15 e il 20 per cento della popolazione mondiale. Secondo il World Economic Forum,l’autismo riguarda circa 61,8 milioni di persone (1 su 127); l’Adhd il 3 per cento degli adulti e il 6 per cento dei bambini, mentre la dislessia colpisce tra il 10 e il 15 per cento della popolazione. Nei modelli diagnostici, spesso costruiti su profili maschili, le donne ricevono una diagnosi tardiva o vengono trascurate del tutto, con conseguenze concrete su opportunità, reddito e percorsi professionali.







