«Siamo i Millennial che non sono stati visti nelle nostre caratteristiche quando eravamo bambini: ora siamo lavoratori. E stiamo provando a cambiare le cose». Classe 1988, Federica Ometti è autistica, plusdotatata e ha un funzionamento ADHD. È – tra le altre cose – una business coach e con la coetanea Barbara Antongiovanni, ADHD, discalculica e plusdotata, ha fondato Mindiversity. Un progetto italiano di “design organizzativo”: il loro obiettivo è aiutare aziende e uffici a trasformare i modi in cui lavorano affinché siano adattati all’infinita pluralità delle menti. Neuritipiche, neurodiverse o neurodivergenti che siano.
Diagnosi cliniche, neurodivergenze, neurodiversità: facciamo chiarezza
ADHD, disturbo dell’attenzione, iperattività, autismo, dislessia, discalculia, disgrafia, diagnosi del neurosviluppo, neurodivergenze, neurodiversità. Basta guardare i trends di Google: la crescita dell’interesse per questi temi è esponenziale: «Sono temi sempre più pop», ammette Antongiovanni, «ma spesso sono affrontati in modo confuso».
Innanzitutto dobbiamo «distinguere le diagnosi cliniche», come ADHD e autismo, dalla «neurodivergenza, che non è una diagnosi ma ha più a che fare con il senso di identità e appartenenza socio-culturale di una persona. È cioè una categoria che individua tutti i funzionamenti cognitivi che si discostano in maniera significativa dalla media, cioè da quel funzionamento che viene considerato neurotipico».








