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Cristina Ravanelli

Nel genere femminile esiste un fenomeno chiamato camouflaging, tipico delle forme lievi: lo sforzo di apparire come gli altri, mascherando i segnali. Gaia Novarino, neuroscienziata: «Le mutazioni di alcuni geni possono avere conseguenze diverse nelle femmine e nei maschi»

L’autismo viene diagnosticato più frequentemente nei maschi, con un rapporto di tre a uno rispetto alle femmine. Ma una vasta indagine epidemiologica condotta in Svezia sta mettendo in discussione i dati. Lo studio, pubblicato sul British Medical Journal, ha analizzato per quasi 40 anni 2,7 milioni di persone, mostrando come il divario tra maschi e femmine si riduca con l’età, fino a scomparire tra gli adulti. Una possibile spiegazione è rappresentata da quello che viene definito camouflaging, o «mascheramento dell’autismo», quel fenomeno tipico del mondo femminile che consiste nel nascondere le difficoltà attraverso uno sforzo intenzionale e continuo per apparire come tutti gli altri.

Apprendistato silenziosoNelle bambine con una forma lieve, quella che non comporta una compromissione marcata del linguaggio o dell’autonomia, l’autismo può presentarsi così meno evidente. Molte volte vengono considerate, fin da piccolissime, timide, perfezioniste o ansiose e, solo in età adulta, si scopre che dietro quel continuo sforzo di adattamento c’è una forma di autismo. Invisibili, silenziose, indossano una «maschera» per nascondere chi sono davvero. Da adulte riferiscono di aver imparato il comportamento sociale osservando serie tv, film o libri: memorizzavano espressioni, battute e reazioni da utilizzare nelle situazioni quotidiane. Come scrive Stefano Vicari, direttore della Neuropsichiatria dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, nel libro Diversamente intelligenti (Feltrinelli): «Non è finzione nel senso teatrale del termine. È piuttosto un adattamento quotidiano, un lavoro di cesello su gesti, espressioni, posture e tono della voce. Significa osservare gli altri e imitarli, trattenere movimenti che aiuterebbero a concentrarsi, preparare risposte che suonino appropriate, monitorare costantemente ciò che si sta mostrando di sé. Molte imparano a farlo già da bambini. È un apprendistato silenzioso, non insegnato, ma interiorizzato osservando le reazioni degli altri».