“Non è possibile prevedere durata, numero o magnitudo delle scosse, né escludere un superamento dell’attuale record”, avverte Andrea Billi del Cnr.

I danni causati dal sisma

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Non si può escludere che nelle prossime ore o nei prossimi giorni arrivi una scossa ancora più forte di quella registrata la notte del 31 luglio ai Campi Flegrei. Eppure il livello di allerta, per ora, resta giallo. È il quadro tracciato da Andrea Billi, ricercatore dell'Istituto di Geoscienze e Georisorse del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igag), dopo il terremoto di magnitudo 4.7 alle 19,46 ha colpito l'area tra Pozzuoli e Quarto.

Con ipocentro a circa 3 chilometri di profondità, la scossa è stata avvertita in tutta l'area flegrea, a Napoli, a Ischia e nella penisola sorrentina. L'evento si inserisce in uno sciame sismico proseguito nelle ore successive. Sulla base dei dati disponibili, si tratta del terremoto di maggiore magnitudo strumentale registrato ai Campi Flegrei durante l'attuale crisi bradisismica, quindi da diversi decenni. Il bradisismo, il «movimento lento del suolo» che da secoli caratterizza la caldera flegrea, lascia tracce visibili nel tempo: le colonne del Serapeo di Pozzuoli, perforate dai molluschi litodomi, testimoniano antichi cicli di abbassamento e sollevamento del terreno. «Dopo circa vent'anni di subsidenza, dal 2005 è iniziata una nuova fase di sollevamento, tuttora in corso, e il terremoto del 31 luglio si inquadra in questo processo bradisismico», spiega Andrea Billi, ricercatore del Cnr-Igag.