Le startup dell'intelligenza artificiale che promettono di ridisegnare software, scoperta di farmaci e ricerca scientifica quasi non partecipano a una delle pratiche pi� basilari della scienza: mettere nero su bianco i risultati perch� altri possano verificarli. Lo ha messo in fila un preprint pubblicato su bioRxiv, secondo cui pi� della met� degli unicorni AI, le societ� private valutate oltre un miliardo di dollari, non ha mai avuto un ruolo di primo piano nella firma di un articolo scientifico o di un preprint.
Il numero che pesa di pi� � un altro. Nel 2025 l'intero gruppo di questi colossi privati ha contribuito ad appena un paper di AI ogni mille pubblicati nell'anno. Un apporto marginale per un settore che a parole sta rivoltando la scienza.
Dietro l'indagine c'� John Ioannidis, metascienziato della Stanford University, lo stesso che nel 2015 fu il primo a puntare pubblicamente il dito sulla scarsit� di studi peer-reviewed dietro Theranos, la startup dei test del sangue poi rivelatasi una frode. La domanda che ha guidato il lavoro � ruvida: come si pu� giudicare che quanto le aziende dichiarano sia reale, validato e riproducibile, se non esiste documentazione a supporto?
Gli unicorni IA valgono miliardi, ma non contribuiscono alla ricerca











