Potenza, Via Rosica, tra spaccio e alcool. Dopo le denunce dei residenti istituiti presidi fissi delle Forza dell’ordine. Una serata nell’enclave a ridosso di San Michele dove l’illegalità è di casa.

POTENZA – Superare l’ultimo lampione di vicolo Bruno, scendere dal marciapiede e svoltare a destra su via Rosica, oppure imboccare il vicoletto che da via Pretoria sbuca nella piazzetta dove c’è la chiesa di San Michele, non è semplicemente cambiare strada. È varcare un confine. Invisibile, eppure netto come una frontiera. Con tanto di “sentinelle” che, solo per il presidio fisso (predisposto da pochi giorni ndr.) della Polizia locale, dei Carabinieri o della Polizia, hanno mollato, in apparenza, un po’ la presa su questa “enclave” che da tempo si è venuta a creare nel centro storico del capoluogo di regione. Bastano pochi passi, sia di sera, sia di pomeriggio – la controra come d’uso al sud – per sentire di avere gli occhi addosso.

Tra via Rosica e il largo di San Michele ogni volto nuovo è una potenziale minaccia – da anni a sentirsi minacciati sono i residenti che hanno anche presentato un esposto alla Procura della Repubblica oltre ad avere inviato lettere di denuncia in Prefettura, in Quiestura, al Comune e ai Carabinieri – un’anomalia in quello che è diventato un un “ecosistema” . Chi presidia nota subito come cammini, se stringi o meno la borsa, se prendi il telefonino per rispondere a una chiamata. Figurarsi se lo prendi perché magari vuoi scattare una foto perché ti ha colpito un piccolo balconcino in ferro battuto come ce ne sono tanti nella zona. Sei un corpo estraneo. I residenti per loro – una decina di extracomunitari che hanno socializzato solo con un gruppetto di potentini e con loro si intrattengo seduti ai tavolini di un locale che si trova nei paraggi – sono elementi del paesaggio, bersagli passivi già schedati; tu sei l’incognita da decifrare.