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Quella che venerdì mattina era una delle più gravi crisi migratorie della storia della Spagna e dell’Europa, per venerdì sera era già risolta. Delle 50 mila persone migranti che soprattutto giovedì erano entrate nell’exclave spagnola di Ceuta, travolgendo di fatto le barriere della città, oltre 48.300 sono tornate volontariamente in Marocco, dopo aver trascorso una giornata all’addiaccio, spesso senza cibo, acqua né un luogo per ripararsi dal sole. Almeno 57 persone erano morte nella traversata.
Molte persone, intervistate dai giornalisti, hanno detto di voler tornare in Marocco perché avevano fame, o perché nell’exclave spagnola non avevano ricevuto l’accoglienza che speravano, e nessuno aveva dato loro nemmeno un bicchiere d’acqua. Molti hanno capito che sarebbe stato estremamente difficile raggiungere l’Europa continentale: non tanto per i nuovi e pretestuosi controlli imposti dall’Italia e da altri paesi, ma perché la Spagna impone vincoli molto stretti ai migranti che arrivano a Ceuta. La fine della crisi però pone due grosse domande: come (e perché) è cominciata, e se potrebbe succedere di nuovo.
Ci sono alcune ipotesi su cosa sia successo in questi giorni a Ceuta. Tutte implicano che il Marocco abbia avuto un ruolo – attivo o passivo – nella crisi.













