«Mi scusi, ma continuo a piangere. Una vita, un’amicizia lunga 36 anni… ». Sospira Mara Venier, profondamente commossa, quando ci racconta il suo legame con don Antonio Mazzi, scomparso ieri all’età di 96 anni. Un amico, un confidente, un secondo padre oltre che un compagno di lavoro televisivo a “Domenica In” per tanti anni.Signora Venier, come ha conosciuto don Antonio Mazzi?L’ho conosciuto nel 1993 mentre partecipavo al programma “Ora di punta” di Federico Fazzuoli dove facevo una piccola cosa. Da quest’ospitata è nato un rapporto particolare. Era un momento della mia vita molto complicato, in questo prete ho trovato una sintonia, forse perché era veneto come me, sono cose inspiegabili. Noi da quell’incontro avevamo continuato a sentirci. Nella stagione 1993-1994 abbiamo cominciato a lavorare insieme a “Domenica In”. Ero stata fortemente voluta da lui e da Luca Giurato e li ringrazierò sempre.Che persona era don Antonio?È sempre stato un anarchico, lui si definiva “un prete da marciapiede”, mai reverenziale con nessuno. Lui è stato un uomo diretto, è sempre stato dalla parte degli ultimi e dei più sofferenti fino alla fine. Anche a “Domenica In” non aveva peli sulla lingua, prendendo posizioni scomode e controcorrente anche sulla Chiesa.Riuscì però a portare in tv la sua costante attenzione verso gli emarginati. Lui ha perso il papà giovanissimo, veniva da una famiglia povera, ha vissuto in collegio, ha avuto la morosa e su questo punto io scherzavo sempre con lui. Ma come mi aveva raccontato, fu l’alluvione del Polesine la svolta: lui andò lì e capì che la sua vocazione era aiutare gli altri.E lei Mara, che rapporto ha avuto con la comunità Exodus?Quello che don Antonio ha fatto per i ragazzi è incredibile. Lui piangeva quando trovava le siringhe o se qualche ragazzo scappava: erano tutti figli. Io sono andata tante volte a parco Lambro, mangiavo li, abbiamo fatto pranzi e Pasque. Il legame con Exodus è molto forte.E a livello personale come è stato il vostro rapporto?Lui è stato importantissimo, è stato un secondo padre per la sua comprensione per me, mi ha sempre difesa e consigliata. Stava dalla mia parte sempre: “Fa la scelta che ti parte dal cuore” mi diceva. Lui ha conosciuto tutta la mia vita: allora stavo insieme ad Arbore, ha visto cambiare la mia vita dal punto di vista affettivo, sapeva tutto di me, era totalmente libero. Le racconto un episodio che non ho mai raccontato a nessuno.Prego.Negli anni dal ‘94 al ‘96 “Domenica In” iniziava alle 2 del pomeriggio e finiva alle 8. Dove c’era la sala prove dei ballerini don Mazzi allestiva la messa la domenica mattina e ci riunivamo tutti, artisti, autori e tecnici per ascoltare la messa. Io gli dissi che la comunione non la potevo ricevere perché ero già divorziata, essendomi sposata a soli 17 anni. “Io te la do, poi i conti li farai con Dio”. Era un prete totalmente libero e mi aiutava a riavvicinarmi alla fede.Gli ultimi tempi?Era lucidissimo. Abbiamo fatto un collegamento pochi mesi fa con “Domenica In”, l’ho visto molto stanco. Doveva venire in studio, poi non ce l’ha fatta, ma mi sentivo comunque in colpa perché lo vedevo molto affaticato. L’ultima volta è venuto in studio a Natale scorso, mi ha regalato un rosario che è sempre con me.Cosa porterà con sé Mara Venier di don Antonio Mazzi?Mi tengo stretto tutto. C’è una foto che ho pubblicato sui social dove lui mi guarda con un amore profondo, pochi uomini mi hanno guardato così. Rimane tutto, non va via niente. Tutto quello che abbiamo fatto insieme, il lavoro, la televisione. Uno dei ricordi più belli è quando il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, che era suo amico, venne in visita a Exodus e don Antonio aveva voluto me come madrina. Fu una giornata bellissima con i ragazzi, facevo parte dei quella famiglia e ne faccio parte tuttora.Quando tornerà a “Domenica In” ricorderà don Antonio pubblicamente?Come faccio a non ricordarlo in tv? Lui fa parte di me. Lui entrava in studio, mi abbracciava e io scoppiavo a piangere tutte le volte. Ne sto parlando col mio direttore: nella prima puntata vorrei aprire con un suo ricordo. Gli ho voluto molto bene, era più di un padre.