di
Matteo Soro
Classe '40, psichiatra e scrittore era legato a don Mazzi da mezzo secolo di amicizia: «Era uno che con i ragazzi era un ragazzo, anche a 96 anni. Ti raccontava di quand'era giovane e volevi ascoltarlo fino in fondo»
«Quelli come lui sono i folli di Dio, i matti di Dio… Persone grandi… I media si occupano tanto dei ricchi: bisogna raccontare la vera ricchezza!». Al telefono c'è il professor Vittorino Andreoli, classe '40, psichiatra e scrittore. Due «veronesi de soca», lui e don Mazzi. Legati da mezzo secolo di amicizia. Compresa l'«eresia» di Exodus.
Andreoli, un ricordo dell'amico don Mazzi?«Vede, il legame con don Antonio dura probabilmente da cinquant'anni. Io quando incontro qualcuno, per difetto professionale, cerco di farne una lettura di personalità. E quindi in lui ho potuto vedere un uomo straordinario, un grande uomo prima che un grande prete, prima che un grande santo».










