È morto venerdì 31 luglio, all’età di 96 anni, don Antonio Mazzi, sacerdote, educatore e fondatore della comunità Exodus. Da oltre quarant’anni l’organizzazione è impegnata nel sostegno e nel recupero di giovani con problemi di tossicodipendenza e altre forme di disagio. Negli ultimi tempi le sue condizioni di salute si erano aggravate. Fino all’ultimo è rimasto nella Cascina che era diventata la sua casa, circondato dai ragazzi e dagli educatori della comunità.

I funerali si terranno lunedì alle 15 nella chiesa di Sant’Ambrogio, a Milano.

Nato a Verona nel 1929, Antonio Mazzi fu ordinato sacerdote nel 1955 nella Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza. Dopo aver approfondito gli studi di psicologia, pedagogia e psicanalisi, dedicò gran parte della sua vita all’educazione e al sostegno dei giovani più fragili, lavorando anche nel campo della disabilità e della riabilitazione.

Don Mazzi fondò Exodus alla fine degli anni Settanta, dopo essere entrato in contatto con il dramma della droga tra i giovani nella zona del Parco Lambro. Il progetto si sviluppò poi in una rete di comunità e iniziative in Italia e all’estero. La sua attività era basata sull’accoglienza e sul recupero, con l’obiettivo di aiutare i ragazzi a ricostruire il proprio percorso senza essere giudicati. Giornalista e collaboratore di numerose testate, fu per anni un volto noto della televisione, grazie soprattutto alla partecipazione a “Domenica In”, dove portò all’attenzione del grande pubblico i temi della droga, dell’emarginazione, dell’educazione e del disagio giovanile. Negli ultimi anni si era impegnato per garantire continuità ai progetti di Exodus e affidarne l’eredità alle nuove generazioni di educatori.