Tre mosse per "mettere in sicurezza" il distretto orafo. Da chi? Dagli effetti della crisi sullo scacchiere geopolitico mediorientale e dell’Europa dell’Est, dal prezzo dell’oro perennemente sull’altalena, dal rallentamento degli ordini per le esportazioni. I dati Irpet (di cui abbiamo dato conto giovedi) certificano la flessione dell’export nella gioielleria e un’avanzata stabile del metallo puro, alias lingotti d’oro.

Le ha messe nere su bianco l’assessore con delega Lucia Tanti "per siglare un’alleanza che metta tutti intorno allo stesso tavolo. Noi siamo pronti a fare la nostra parte partendo da tre proposte". Eccole: la definizione a livello nazionale e regionale del comparto orafo come "zona economica speciale; l’attivazione, a livello regionale, per il comparto orafo delle stesse attenzioni che ha il comparto del tessile a Prato; l’attivazione di un patto per i mestieri dell’oro come sta facendo il Comune di Genova sui mestieri del mare. Questa è la tripletta di proposte pronte da discutere insieme a cui si aggiunge un percorso per un rilancio di Oroarezzo da coordinare con Regione e Ieg".

Perchè, osserva l’assesore, "il comparto orafo aretino è un traino toscano, nazionale ed europeo e i nostri imprenditori e artigiani sono la leva più forte del Made in Italy. Da qui l’impegno di tutti e il ruolo di ‘sindacalista’ e regia che il Comune sta già interpretando. Accanto al comparto orafo stiamo predisponendo il ‘Patto per la formazione’ che sottoporremo a tutti gli stakeholders nelle prossime settimane: scuole, università, Its. Lo studio come fonte di crescita e benessere, sfida ardua ma alla nostra portata".