L’export aretino vola nei numeri ma continua a mostrare le profonde difficoltà dell’oreficeria. I dati del primo trimestre 2026 diffusi dalla Camera di commercio registrano un aumento complessivo delle esportazioni del 92,2%, trainato però quasi esclusivamente dal boom dei metalli preziosi e del commercio di lingotti. Di segno opposto l’andamento della gioielleria, che perde il 49,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: considerando l’aumento del metallo cala di oltre il 66%, due terzi del valore reale.

Una crisi che investe l’intero distretto e che ha spinto imprese e associazioni di categoria a chiedere al governo misure straordinarie di sostegno. Ne parliamo con Giordana Giordini, presidente di turno della Consulta Orafa.

Presidente Giordini, i numeri dell’export sembrano raccontare due realtà molto diverse. Da una parte il boom complessivo delle esportazioni, dall’altra il crollo della gioielleria. Come si spiega questo apparente paradosso?

"Il dato generale è fortemente influenzato dall’andamento dei metalli preziosi e in particolare dal commercio dei lingotti. È un fenomeno legato alla crescita del prezzo dell’oro e al ruolo che il lingotto sta assumendo come bene rifugio in una fase di grande instabilità internazionale. Questo produce volumi enormi e contribuisce in maniera decisiva alla crescita dell’export toscano e aretino. Ma quando si guarda al cuore della nostra manifattura, cioè all’oreficeria, il quadro cambia completamente e purtroppo emerge una situazione di forte difficoltà".