L’oro è il traino dell’export aretino. Vale la metà degli scambi e quando perde quasi metà del suo valore in un anno, fa sentire il contraccolpo anche sull’economia provinciale. È il numero più pesante del rapporto Irpet sul primo trimestre 2026: l’export dei gioielli scende del 49,4%, fermandosi a 721 milioni di euro, e trascina le esportazioni complessive al -30,7%.

Nei primi tre mesi dell’anno partono per l’estero 1,48 miliardi di euro di merci. Ma dietro questo crollo non c’è una provincia che si è fermata. C’è soprattutto un distretto orafo che sta tornando alla normalità dopo una stagione eccezionale, quella del boom dell’oro iniziato alla fine del 2023 e arrivato fino ai primi mesi del 2025.

È una distinzione fondamentale per leggere i numeri. Perché il -30,7% dell’export racconta soprattutto quanto sia grande il peso dell’oreficeria nell’economia aretina e quanto le sue oscillazioni siano in grado di modificare da sole il risultato.

L’oro resta il gigante del commercio estero provinciale: nei primi tre mesi dell’anno vale 721 milioni sui 1,48 miliardi complessivi. E proprio la sua frenata spiega quasi interamente il segno meno delle esportazioni.

Il dato arriva dopo un altro anno difficile: nel 2025 l’export orafo aveva già perso il 40,9%. Ora la diminuzione è del 49,4%. Una sequenza che, letta senza contesto, potrebbe sembrare il segnale di una crisi verticale. L’Irpet propone invece una lettura più articolata: l’eccezionale fase espansiva tra fine 2023 e inizio 2025 si è esaurita.