Ogni anno nel mondo vengono pubblicati circa due milioni di articoli scientifici (in gergo, i paper), ma la grande maggioranza di questi resta di fatto inaccessibile a chi non possiede un abbonamento alle riviste che li distribuiscono, con licenze che alle università possono costare anche centinaia di migliaia di euro all'anno. Così un ricercatore di un paese a basso reddito, un medico di un ospedale periferico, oppure un giornalista scientifico che desideri verificare una fonte, si scontrano tutti con lo stesso ostacolo: il paywall, ossia quella barriera economica che separa chi può permettersi un abbonamento universitario da chi deve accontentarsi del solo abstract dell’articolo.
L’open access - la pubblicazione scientifica liberamente accessibile a chiunque - nasce per abbattere quel muro, ma più che risolvere il problema lo ha spostato, trasferendo i costi dagli abbonamenti alle spese di pubblicazione sostenute direttamente dagli autori, spesso migliaia di euro ad articolo. «La conoscenza scientifica dovrebbe circolare liberamente, ma il sistema editoriale attuale riproduce barriere che escludono sistematicamente i ricercatori con meno risorse», spiega Ilaria Carnevale, l’italiana a cui è stato affidato il ruolo di Lead Editor di Trends Open, una nuova rivista edita a partire da quest’anno da Cell Press (editore che si sostiene anche grazie a riviste scientifiche tradizionali, tra cui il celeberrimo Cell, e che dal 1999 è parte di Elsevier). Trends Open segna di fatto una doppia sperimentazione, sia per le peculiarità del suo accesso aperto sia per tipologia delle tematiche trattate, dato che è dedicata alla scienza interdisciplinare. «Stiamo cercando di costruire un modello rigoroso dal punto di vista della qualità scientifica, garantendo al tempo stesso che possano partecipare i ricercatori di tutto il mondo, indipendentemente dalle risorse della loro istituzione di appartenenza», spiega.









