Ogni nuova scoperta e ogni ricerca che finisce pubblicata su una rivista scientifica ha attraversato un filtro invisibile: qualcuno ha deciso che l'argomento meritava attenzione, che quella era la voce giusta a cui dare spazio, che l'angolazione utilizzata era più interessante di altre disponibili. Nel campo della scienza dei materiali – che tocca la transizione energetica, la medicina, l'elettronica e la sostenibilità ambientale – quel filtro passa in buona parte per Nature Reviews Materials, una delle riviste più influenti e ad alto impatto del gruppo Nature. Vengono pubblicati online 12 numeri e meno di 100 articoli all'anno, selezionati con un obiettivo preciso: non riassumere ciò che è già noto, ma dare ai lettori una mappa critica di dove sta andando la ricerca, e con quali obiettivi.

«La nostra ambizione non è produrre una rassegna di quello che esiste e di come funziona, ma trovare autori che possano dare ai lettori una prospettiva che non avrebbero ottenuto leggendo i singoli articoli originali», spiega Giulia Pacchioni, l’italiana che da più di quattro anni è la caporedattrice (Chief Editor) della rivista. «Vogliamo arrivare al perché: come mai si sono ottenuti certi risultati, e che cosa implicano per il futuro». Il percorso che l'ha portata a questo ruolo è tutt'altro che convenzionale. Pacchioni ha frequentato il liceo classico, attratta dalla storia, dalle lingue e dall'arte, prima di proseguire con la fisica all'Università Statale di Milano e poi con un dottorato in nanotecnologie e fisica delle superfici all'EPFL, l'École Polytechnique Fédérale di Losanna in Svizzera.