Il dibattito
Tomaso Greco
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Un articolo su Avantionline dal titolo “Le manovre terzopoliste. I socialisti sono a sinistra” rilancia la posizione “ortodossa” del socialismo italiano o, per meglio dire, del socialismo tascabile del PSI: “…scegliendo di collocarci là dove sono posizionati i socialisti di ogni parte del mondo, ossia all’interno dell’alleanza che riunisce le forze progressiste di questo Paese”. È un cortocircuito linguistico: tutti i socialisti del mondo sono nell’alleanza che riunisce le forze progressiste di questo Paese? Ma siccome siamo garantisti anche con la sintassi, crediamo l’autore volesse dire “tutti i socialisti del mondo stanno a sinistra”. Ma con chi stanno a sinistra? In Francia, ad esempio, sono alternativi al barricadero Mélenchon, indicato da molti nel campo largo come un modello da seguire, e hanno trovato in Raphaël Glucksmann il loro candidato (a due tornate di europee e probabilmente all’Eliseo).
Nella storia ci sono stati socialisti frontisti (che volevano stare a qualsiasi costo con i partiti comunisti) e altri autonomisti. Ognuno scelga la continuità che preferisce. Furono autonomisti senza dubbio Turati, Matteotti, Nenni (almeno da un certo momento in poi), Saragat, Craxi. Quest’ultimo portò i socialisti al governo del Paese, alleato della DC e delle forze laiche “centriste” e osteggiato – anche violentemente – dai comunisti. Autonomista non fu Otto Grotewohl, leader socialdemocratico della Germania est, la cui stretta di mano al suo parigrado comunista fu immortalata nel simbolo del partito unificato. Il suo sodale Max Fechner, parimenti frontista, alla prima critica al regime fu dichiarato “nemico dello Stato e del partito” e incarcerato. Esempio eccessivo? Ma non viene in mente una volta in cui il frontismo abbia giovato ai socialisti, o ai cittadini se è per questo.








