Sulle pagine di Avvenire don Mazzi scriveva da sempre, almeno fin dal 1979, quando si era trasferito a Milano.

Non era una collaborazione fissa, non avrebbe potuto essere tale sia perché in lunghi momenti della sua vita è stato assorbito da altre emergenze, sia perché i suoi scritti li spargeva a pioggia su tante testate – oltre che sui libri – in base all’umore del momento e alla vicinanza della testata con questa o quella battaglia da lui intrapresa.

E, visto che le sue battaglie in favore degli ultimi sono state tantissime e sempre scomode, non sempre valutava opportuno “concedersi” a tutti i giornali nello stesso momento. “Concedersi” sì, perché la decisione di dove e come pubblicare la prendeva lui, alzava il telefono e chiamava il direttore o chi per lui.

«Ho scritto questa cosa, ve la mando».

Non c’era possibilità di mediare.