Polonia sotto tiro. Per l’ennesima volta, un “oggetto non identificato” si è schiantato sul suo territorio. Lo sconfinamento è avvenuto mentre era in corso un attacco russo sul territorio ucraino. Nel frattempo, pochi giorni fa, due navi iraniane, cariche di armi destinate alla Russia e che solcavano il Mar Caspio, sono state colpite dalle forze ucraine, sembra, grazie a informazioni ricevute dall’intelligence israeliana. Si uniscono i punti e si pensa che i conflitti, in Medio Oriente e in Ucraina, con l’estensione in Europa, possano fondersi. Plausibile? «Sì, ma non è così semplice», osserva Andrea Margelletti, presidente del Ce.S.I. – Centro Studi Internazionali, che delinea uno scenario ben più articolato.

Presidente, l’Europa è sotto tiro. Ma non reagisce.

«E come potrebbe? Non può certo scattare l’Articolo 5 della Nato. E comunque non siamo di fronte a un’escalation, bensì alla prosecuzione di una strategia già in atto da tempo. Mosca mira ad aumentare progressivamente la pressione fino a convincere una parte dell’Europa che sia più conveniente accettare una nuova sfera d’influenza russa che continuare a sostenerne il contenimento».

Di influenza o di sudditanza?

«Chi farebbe da azionista di maggioranza è chiaro».