“Chissà cosa avrebbe detto Mauro“: cinque parole, ciò che rimane, un faro. Che si è acceso molte volte negli ultimi 12 mesi: quando bisognava risolvere un’impasse, quando c’era bisogno di una visione alternativa o semplicemente per rimettere al loro posto concetti semplici che si erano accartocciati nel groviglio di dinamiche e pensieri. Sì, la semplicità è un concetto complesso, spesso sintesi di spunti affastellati. E allora diciamola semplice, o almeno proviamoci; ci sono persone che quando se ne vanno lasciano un bene inestimabile: il loro modo luminoso di vedere e affrontare le cose della vita.

Quando il 2 agosto 2025 ci siamo trovati a dover raccontare quel vuoto, mi colpì moltissimo ciò che scrisse Diego Pretini: “Il cielo di Mauro sembrava sempre sgombro di nubi, sul mare una rotta chiara, davanti una mappa senza scarabocchi. Ne cercheremo un frammento in tasca“. Non so se abbiamo trovato questi frammenti, di certo la sua assenza è stata una presenza fissa sia nei momenti di difficoltà come in quelli di cazzeggio spinto, nelle discussioni e nelle fasi di sconforto. Pensare a lui e a “ciò che avrebbe detto Mauro” è stata una risorsa, una via di fuga, l’aiuto da casa quando le ombre si addensano. Un faro.