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2 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 19:46
Ci sono lacrime che pesano più delle altre. Ci sono lacrime che sembrano macigni. Restano dentro, senza rumore, ma scavano. Così ora che Mauro Del Corno ci ha lasciati, qui in redazione io e tutti gli altri ci sentiamo come svuotati. Mauro era una persona speciale. Un hombre vertical come direbbero in Spagna. Per tanti anni aveva lavorato a Radio 24, dove preparava i copioni e le scalette dei programmi di economia. Quell’impiego sicuro, però gli andava stretto. Mauro sapeva di essere un giornalista e voleva farlo davvero. Così un giorno si era presentato da me chiedendo di entrare a far parte della nostra redazione. Io però non avevo quasi niente da offrirgli. Solo un contratto a tempo determinato per Sono Le Venti, un programma d’informazione quotidiana che conducevo sul Nove. Quando gliene avevo parlato, spiegando quanto l’avventura fosse rischiosa e come non vi fosse nessuna certezza di un’assunzione stabile, lui mi aveva guardato in silenzio per tre secondi e poi mi aveva detto: “Va bene”. Così senza garanzie, senza promesse, aveva mollato tutto solo per inseguire ciò che riteneva giusto: un contratto giornalistico vero, la possibilità di firmare articoli con il proprio nome, di scrivere con libertà delle tante ingiustizie e diseguaglianze che vedeva nel mondo.








