Mauro Castelli è mancato stamane in una clinica di Milano dopo una lunga malattia, sopportata con consapevole lucidità e straordinaria dignità, fino all’ultimo minuto. Pochi degli attuali redattori de Il Sole 24 Ore hanno avuto l’opportunità di lavorare con lui, che ha lasciato fisicamente il quotidiano nel 2001 - sebbene poi sia stato ancora per anni assiduo collaboratore -, ma non si può scordare che Castelli fu una delle colonne della testata negli anni ’70, ‘80 e ‘90. Assunto come redattore ordinario, la sua “scalata” interna lo ha portato fino alla carica di redattore capo centrale e, successivamente, di responsabile della segreteria di redazione.

Un giornalista in nuce

Era nato a Zocca, nell’Appennino modenese, nel 1939. Lo stesso paese di Vasco Rossi, con il quale vantava addirittura una lontana parentela. Al termine della terza media si trasferì a Milano, iscrivendosi al Liceo scientifico “Leonardo da Vinci”. Ma si rese conto ben presto di aver sbagliato indirizzo, perché in realtà era più portato per le materie umanistiche. Eccelleva soprattutto in italiano. I suoi temi venivano regolarmente letti ad alta voce in classe come esempio da seguire. Ecco già in nuce il giornalista. E non soltanto a livello teorico: in terza liceo si inserì, con idee innovative, nella sparuta redazione de “Il Leonardo”, collaudato house organ della scuola, e con qualche altro compagno di affine vocazione contribuì attivamente alla trasformazione del periodico, sia nei contenuti che nella linea editoriale. “Il Leonardo” si diede una “missione” che superava, senza abbandonarlo del tutto, il tradizionale goliardismo studentesco, orientandosi prevalentemente sull’analisi di problemi socio-politici più generali. Il giornale, che divenne punto di riferimento nel dibattito interno all’istituto scolastico, interpretava in particolare, con un certo anticipo, i disagi che avrebbero poi innescato le prime contestazioni giovanili. Della pubblicazione, apprezzata ma pure “discussa” perfino all’esterno del liceo, alla fine degli anni ’50 Castelli divenne anche direttore responsabile.