BOLZANO. Da 37 anni gira per gli ospedali. Uno pensa: sarà arrabbiata col mondo. Lei no. «Ho imparato ad ascoltare gli altri», ecco che dice adesso Anika Schluderbacher. La malattia la sta tenendo ferma da un anno, proprio lei, una vita piena che di più non si può: attrice, esperta nella rigenerazione degli spazi, consulente culturale, animatrice di stagioni di eventi. Ma questo nuovo ostacolo le fa aggiungere: «Siamo dentro una società molto performativa. Bolzano lo è tanto, tantissimo. Ma sa cosa penso? Che non bisogna avere paura del fallimento, va attraversato, occorre starci dentro e farselo amico, l’inciampo è sempre un’occasione di crescita».

Vive in un appartamento delle case Ipes. Luoghi che emergono dalle cronache come spazi di criticità e tensioni. «Io? Ci vivo come in un villaggio. Si sono create reti, se la signora sotto non ha la macchina c’è la mia, se io non cucino ecco che qualcuno mi dice come uscire dalla necessità di un pasto che non ho fatto in tempo a mettere in piedi».

Adesso? È impegnata nella stagione di Don Bosco. Prima che una malattia rara e il diabete col quale combatte impavida la fermassero, l’aveva impostata, aveva rincorso attori in giro per l’Italia sfruttando le sue conoscenze e la stima accumulata, i gemellaggi costruiti e ampliati con le istituzioni culturali.