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Margherita De Bac

La testimonianza di una avvocata fiorentina, da vent’anni con questo male. «In famiglia mi sostengono, ma è difficile far accettare la malattia: per questo ne parlo». Gli alti e bassi, i farmaci e la psicoterapia: e ora anche una neurostimolazione cerebrale

«Ho sconfitto l’ombra che incombe sulla mia vita. Non mi illudo che sia per sempre però oggi posso godere tutti i momenti della giornata. E parlarne, apertamente, forse può aiutare altre donne». La depressione maggiore ricorrente è una compagna che entra e esce dalla vita di Cristina Bechelli, 58 anni. Avvocato fiorentino, una famiglia unita, nelle fasi down, per un certo numero di mesi, ne è completamente soggiogata. Poi arrivano le «finestre» di libertà, questa volta spalancate da un trattamento di neuromodulazione. Avere una malattia del genere «è una condizione molto pesante. Quando riemergo - spiega - vivo con la paura che ritorni. Significa infilarsi a letto tutto il pomeriggio, non aver voglia di vestirsi, truccarsi, pettinarsi, guardarsi allo specchio. Normalmente adoro rinnovare il mio guardaroba e mostrarmi sempre con un aspetto curato. Invece, vado in giro come una barbona e pur rendendomene conto non mi importa. Nei periodi bui non rispondo al cellulare, evito di parlare con le amiche, rifiuto gli inviti a cena pur sapendo che mio marito se ne dispiace e prima o poi potrebbe scocciarsi, magare andarsene via».