«Ho capito che posso scegliere come vivere la malattia: posso combatterla ogni giorno con rabbia, oppure prenderla per mano e continuare comunque. Ho scelto di vivere, e di trasformare ogni limite in una possibilità». Terry Di Benedetto vive a Trezzano Rosa, lavora a Bergamo, ha 56 anni e convive con il morbo di Crohn e altre malattie infiammatorie croniche dell’intestino (Mici) fin da quando ne aveva 15. «Il mio motto è: non mollare mai» spiega con il suo sorriso contagioso.

Ha fatto tanta strada da quando era solo una ragazzina e non sapeva dare un nome ai tanti segnali d’allarme che il suo corpo le mandava: oggi è sposata, ha due figli adulti, lavora a tempo pieno e recita in una compagnia teatrale. «Ho scelto - spiega - di continuare a impegnarmi per realizzare i miei sogni. Ho scoperto che ogni rinuncia aumenta la frustrazione e il senso di isolamento, e spesso a creare impedimenti non è un vero limite, ma la paura: se la ascoltiamo troppo, ci toglie possibilità». La prima diagnosi Tutto è iniziato in una notte di Natale a Bisceglie, dove le strade profumano di pietra bianca e di sale: è lì che Terry ha le sue radici, ed era tornata per festeggiare con la famiglia. Era il 1985. Suo padre aveva dovuto portarla in ospedale d’urgenza con la febbre altissima, dolori insopportabili e le gambe che non la reggevano. I medici avevano eseguito un intervento esplorativo, asportandole alla fine un pezzo di intestino già necrotico: così era arrivata anche la diagnosi di malattia di Crohn. «Per tanti anni - racconta - ho pensato che il Crohn mi stesse togliendo la vita. Col tempo ho capito che, pur mettendomi davanti a tanti limiti, mi stava anche insegnando un modo nuovo e più profondo di viverla».