Una lettera, la seconda, inviata dai dipendenti del Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr), chiede l’interruzione di qualsiasi cooperazione scientifica con il ministero della Difesa dello Stato di Israele. Con sessantadue firme da ventuno istituti, la lettera è indirizzata a Alessandra Sanson, direttrice dell’Istituto di Scienza, tecnologia e sostenibilità per lo sviluppo dei materiali ceramici (Issmc) e chiede l’interruzione dei lavori relativi al progetto “PaSwing” (Spinel windows joining by glass).«Le sottoscritte ed i sottoscritti confermano il proprio impegno a promuovere azioni [...] con l’obiettivo di evitare ogni forma di collaborazione del Cnr che possa comportare rischi di complicità in genocidio e crimini contro l’umanità», si legge nell’appello.Il PaSwing è stato avviato nel 2024 dall’Issmc di Faenza in cooperazione con il ministero della Difesa di Israele. L’istituto, noto per le sue eccellenze nella ceramica artistica, sviluppa materiali ceramici policristallini trasparenti avanzati. Materiali che, contro ogni aspettativa, trovano applicazione nella realizzazione di protezioni balistiche per veicoli corazzati e piattaforme della difesa, finestre e cupole ottiche aerospaziali oltre che nella protezione di sensori elettro-ottici e sistemi di puntamento.Resa evidente la sua applicazione bellica, torna al centro del dibattito il ruolo della scienza e la responsabilità connessa al suo impiego. Proseguire le attività di ricerca sul progetto PaSwing significa, secondo i firmatari, rendere il lavoro dei dipendenti del Cnr indirettamente complice di violazioni del diritto internazionale e dei crimini di guerra di cui si macchia Israele.Il progetto, finanziato con 250 mila euro divisi pariteticamente tra Cnr-Issmc e controparte israeliana, nasce nell’ambito della cooperazione tecnologica bilaterale Italia-Israele, disciplinata dal Memorandum of understanding (Mou) del 2003 e attuata attraverso un accordo di progetto (Project arrangement). Il PaSwing prosegue in realtà un percorso avviato nel 2017 con “T-Sc – Transparent spinel ceramic”, collaborazione tra il Cnr-Issmc e l’Israel ceramic and silicate institute (Icsi) di Haifa. L’intesa prevede sviluppo congiunto e scambio di conoscenze tecnologiche, soggetti a specifici obblighi di riservatezza. Nonostante il governo italiano abbia annunciato nell’aprile 2026 la sospensione del rinnovo automatico dell’accordo, i contratti già perfezionati restano in vigore, salvo eventuali clausole di risoluzione anticipata.La mobilitazione dei ricercatori ha preso forma concreta solo tra la fine del 2025 e il febbraio 2026, in occasione del convegno nazionale “La ricerca non va in guerra”. È stato in quella sede che è emersa l’implicazione dell’Issmc nei progetti militari. «La conferma definitiva è arrivata solo in seguito a un formale accesso agli atti, necessario per superare il velo di opacità e ricostruire nel dettaglio la natura dei progetti in corso», racconta a L’Espresso Marco Cervino, ricercatore Isac-Cnr e referente dell’iniziativa.La prima lettera di protesta era stata letta davanti ai cancelli dell’istituto il 15 maggio 2026, anniversario della Nakba palestinese. In quell’occasione, la dirigenza aveva invocato il principio di neutralità tecnologica, secondo cui la ricerca dovrebbe essere oggettiva e libera da influenze morali, politiche o culturali. Aveva inoltre dichiarato di non avere l’autonomia per rescindere accordi internazionali, rimettendo la decisione alla presidenza del Cnr a Roma.La rete “La ricerca non va in guerra” contesta questa visione, sostenendo che la scienza pubblica debba rispondere a bisogni sociali e ambientali. «L’attenzione critica del personale Cnr affonda le radici nel manifesto Russell-Einstein sui rischi delle armi nucleari», spiega Cervino. «In passato, una parte esigua del personale si è mobilitata per difendere l’articolo 11 della Costituzione in merito al supporto scientifico a operazioni militari, dalle guerre degli anni ‘90 ai Balcani. Il genocidio in corso a Gaza dal 2023 ha innescato una reazione ben più ampia», prosegue Cervino. «Nel marzo 2024, una mozione ha chiesto al cda del Cnr di ritirarsi dagli accordi con Israele, ma il Consiglio ha respinto la richiesta rifiutando ogni forma di boicottaggio». Da allora, circa 2000 dipendenti, pari al 20% del personale, hanno sottoscritto quattro appelli chiedendo il rispetto della Costituzione e il riconoscimento dell’obiezione di coscienza.«Non esiste alcun protocollo che permetta ai lavoratori di monitorare le collaborazioni a “rischio bellico” o di interfacciarsi con i vertici su temi considerati scomodi», denuncia Cervino. «Le lettere alla direttrice Sanson sono tentativi nati “dal basso” per sollecitare un confronto su questioni che dovrebbero essere centrali per il Cnr, ma le risposte ufficiali latitano», continua.«Vogliamo impegnarci in ricerche non lesive dei diritti umani e dell’ambiente. Stiamo studiando modelli di tutela lavorativa in collaborazione con altri enti pubblici, come l’Ingv, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, e su scala internazionale», conclude il ricercatore.La questione si inserisce nel dibattito sulla neutralità scientifica, recentemente rilanciato anche dalla comunità scientifica internazionale attraverso un confronto promosso dalla European geosciences union (Egu), sul ruolo della ricerca e sulla responsabilità legata al suo utilizzo. L’obiettivo finale rimane il riconoscimento formale dell’obiezione di coscienza per chi non si riconosce nel mito della neutralità scientifica.