Si muovono Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia con una lettera congiunta in cui chiedono a Israele di fermare l'espansione degli insediamenti in Cisgiordania, definiti "illegali" secondo il diritto internazionale, e mettono in guardia rispetto al rischio di un ulteriore deterioramento della situazione nei Territori palestinesi.
"Ci opponiamo fermamente a coloro, compresi membri del governo israeliano, che sostengono l'annessione e lo sfollamento forzato della popolazione palestinese" si legge nel testo della lettera. "Riaffermiamo il nostro incrollabile impegno per una pace globale, giusta e duratura, basata su una soluzione negoziata a due Stati, in conformità con le pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in cui due Stati democratici, Israele e Palestina, vivono fianco a fianco in pace e sicurezza entro confini sicuri e riconosciuti".
Il dito è puntato sui coloni della Cisgiordania, la cui violenza "ha raggiunto livelli senza precedenti. Le politiche e le pratiche del governo israeliano, anche un ulteriore consolidamento del controllo israeliano, stanno minando la stabilità e le prospettive di una soluzione a due Stati. Il diritto internazionale è chiaro: gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali". Riguardo la possibilità di edificare un corridoio di 12 km nell'est di Gerusalemme si sono espressi così: "I progetti di costruzione nell'area E1 non farebbero eccezione. Lo sviluppo dell'insediamento E1 dividerebbe in due la Cisgiordania e costituirebbe una grave violazione del diritto internazionale. Le imprese non dovrebbero partecipare alle gare d'appalto per la costruzione di insediamenti nell'area E1 o in altri insediamenti. Dovrebbero essere consapevoli delle conseguenze legali e reputazionali derivanti dalla partecipazione alla costruzione di insediamenti, incluso il rischio di essere coinvolti in gravi violazioni del diritto internazionale".











