L'Europa manda un segnale a Israele. Il video del ministro estremista Ben Gvir che schernisce i membri dell'equipaggio della Flotilla inginocchiati e legati ha indignato i leader dei principali paese europei, Italia compresa, che hanno chiesto chiarimenti e il rilascio immediato dei propri connazionali a Israele. Ora il premier inglese Keir Starmer, il cancelliere tedesco Friderich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron e la premier italiana Giorgia Meloni chiedono a Tel Aviv il rispetto del diritto internazionale anche sugli insediamenti in Cisgiordania. In una nota congiuntasi legge: "Negli ultimi mesi, la situazione in Cisgiordania è peggiorata significativamente. La violenza dei coloni ha raggiunto livelli senza precedenti. Le politiche e le pratiche del governo israeliano, tra cui un ulteriore rafforzamento del controllo israeliano, stanno minando la stabilità e le prospettive per una soluzione a due Stati".Fatta questa premessa i leader europei affondano il colpo: "Il diritto internazionale è chiaro: gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali. I progetti di costruzione nell'area E1 non farebbero eccezione".L'area E1 è un corridoio di 12 chilometri quadrati che spezza di fatto al Cisgiordania in due. Entrando nei dettagli dunque, Meloni e gli altri scrivono: "Lo sviluppo dell'insediamento E1 dividerebbe in due la Cisgiordania e costituirebbe una grave violazione del diritto internazionale". E per questo i governi dei principali paesi europei si appellano anche alle aziende: "Le imprese - prosegue la nota congiunta - non dovrebbero partecipare a gare d'appalto per la costruzione di E1 o di altri insediamenti. Esse dovrebbero essere consapevoli delle conseguenze legali e reputazionali derivanti dalla partecipazione alla costruzione di insediamenti, incluso il rischio di rendersi complici di gravi violazioni del diritto internazionale".Poi la richiesta ufficiale a Tel Aviv: "Chiediamo al governo di Israele di porre fine all'espansione degli insediamenti e dei poteri amministrativi, di garantire la responsabilità per le violenze dei coloni e di indagare sulle accuse mosse contro le forze israeliane, di rispettare la custodia hashemita sui Luoghi Santi di Gerusalemme e gli accordi storici sullo status quo, e di rimuovere le restrizioni finanziarie imposte all'Autorità Palestinese e all'economia palestinese".Una richiesta che non fa finta di ignorare la posizione "tollerante" di una parte del governo israeliano rispetto agli insediamenti. Si legge ancora nella nota:"Ci opponiamo fermamente a coloro, inclusi membri del governo israeliano, che sostengono l'annessione e lo spostamento forzato della popolazione palestinese. Riaffermiamo il nostro impegno incrollabile verso una pace globale, giusta e duratura, fondata su una soluzione a due stati negoziata, in conformità con le pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in cui due stati democratici, Israele e Palestina, vivano fianco a fianco in pace e sicurezza entro confini sicuri e riconosciuti".Durante un punto stampa dopo l'incontro con il premier irlandese Micheal Martin la premier italiana Meloni ha ribadito questa posizione: "Condividiamo alcuni punti fermi anche sulla situazione a Gaza e in Cisgiordania, fermo restando il diritto alla sicurezza di Israele: la soluzione dei due Stati come unica pace giusta e duratura possibile, l'importanza di assicurare la assistenza umanitaria alla popolazione civile, la condanna delle violenze dei coloni e delle attività di insediamento israeliane", ha detto.Intanto l'Unione europea, attraverso l'Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas, ha accolto la richiesta del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani di lavorare a sanzioni europee contro Ben Gvir. La richiesta, riporta l'Ansa, è stata formalizzata dall'Italia durante il Coreper, la riunione dei rappresentati diplomatici permanenti dei 27, e sarà discussa ed eventualmente approvata al Consiglio degli Affari esteri previsto per il prossimo 15 giugno.