Un gruppo di dipendenti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) ha deciso di "rompere il silenzio" su quanto sta accadendo in Medio Oriente, dando vita a "una discussione su come l’Istituto sia chiamato a confrontarsi con le questioni etiche sollevate dai conflitti in corso e da ciò che sta accadendo in particolare in Palestina".

Dal confronto è scaturito un documento condiviso rivolto al presidente, al Consiglio d'amministrazione e al Consiglio scientifico dell'ente, in cui si chiede di "condannare le ripetute, gravissime e documentate violazioni dei diritti umani da parte del governo israeliano nella Striscia di Gaza, come attestato da organismi internazionali, Assemblea generale e Consiglio di sicurezza dell’Onu".

Nel documento si chiede inoltre di sospendere gli accordi bilaterali Italia-Israele e di "implementare all’interno dell’Ingv principi etici e azioni pratiche volte a tutelare l'ente da rapporti di complicità e connivenza con paesi e istituzioni coinvolti in aggressioni e conflitti bellici condannati dalle Nazioni Unite".

"Siamo convinti che l'Ingv - afferma il gruppo di dipendenti -, ente pubblico di ricerca, abbia una responsabilità nella costruzione di una società civile democratica che rispetti i diritti umani". La lettera che chiede agli organi istituzionali di prendere urgentemente una posizione inequivocabile e di tradurre le richieste in un piano d'azione immediato è stata al momento sottoscritta da più del 30% del personale, viene specificato.