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Gli occhiali smart di Meta hanno superato uno dei limiti che frenò Google Glass più di dieci anni fa: oggi possono sembrare normali montature da vista o da sole. Proprio tale somiglianza, però, rischia di trasformarsi nel loro principale problema legale. L’Autorità per la protezione dei dati di Amburgo ha esaminato i Ray-Ban Meta e ritiene che l’acquisizione di filmati negli spazi pubblici possa violare la normativa sulla privacy. Il caso potrebbe andare oltre le singole sanzioni: in Germania si discute persino di un possibile divieto di vendita degli smart glass Meta.

Google presentò Glass nel 2012 e avviò la distribuzione agli sviluppatori nel 2013, incontrando quasi subito proteste, restrizioni nei locali pubblici e il soprannome poco lusinghiero di “Glasshole” attribuito a chi li indossava senza preoccuparsi degli altri. Quei dispositivi, però, risultavano piuttosto riconoscibili: avevano un piccolo display davanti all’occhio, una montatura insolita e un aspetto dichiaratamente tecnologico.

I modelli moderni hanno risolto proprio quel problema: Ray-Ban Meta e Oakley Meta integrano fotocamera, microfoni, altoparlanti, connettività wireless e funzioni AI in telai molto simili agli occhiali tradizionali.