di
Rebecca Luisetto
Enego, le accuse contestate sono pesanti: incendio, calunnia, simulazione continuata di reato, procurato allarme e truffa ai danni di ente pubblico. Prima i sospetti si erano concentrati sulla camorra
Il telefono spento, le imposte di casa chiuse. Dopo settimane al centro dei riflettori tra la partita del cuore all’Aquila e la presenza alle feste delle forze armate, sempre con la scorta al suo fianco, Adriano Cappellari ha scelto il silenzio. Il cronista ventenne di Enego (Vicenza), presunta vittima di un attentato e ora accusato di aver orchestrato l’intera vicenda, anche l’altro giorno davanti ai carabinieri è rimasto con la bocca cucita, avvalendosi della facoltà di non rispondere. La sua intenzione però, come fa sapere il difensore, sarebbe quella di parlare con il sostituto procuratore Alessia Grenna che coordina l’inchiesta. Le accuse contestate sono pesanti: incendio, calunnia, simulazione continuata di reato, procurato allarme e truffa ai danni di ente pubblico.
La vicendaReati che, secondo la procura, sarebbero stati commessi da Cappellari la sera del 30 maggio dopo aver confezionato il pacco bomba e la lettera di minacce a lui stesso, alla premier Giorgia Meloni e a don Maurizio Patriciello (prete anticlan che aveva conosciuto durante un evento), dopo aver fatto esplodere l’ordigno di fronte a casa sua e aver poi puntato il dito contro qualcun altro. Prima i sospetti si erano concentrati sulla camorra, proprio per il suo rapporto con il sacerdote di Caivano (Napoli), e poi lo sguardo si era spostato verso il veleno del suo paese dove qualcuno poteva aver agito per vendetta.












