Domande respinte per presunti errori nelle banche dati, riesami ancora senza risposta e investimenti già sostenuti. “È un’ingiustizia, ormai un danno c’è stato”, racconta a Fanpage.it una giovane fotografa esclusa. Il caso è approdato in Parlamento con un’interrogazione del senatore 5 stelle Mazzella: “Dagli imprenditori preoccupazioni fondate”.

"Un silenzio assordante". È così che un imprenditore descrive a Fanpage.it l'attesa per il riesame della sua domanda per il bonus under 35 autoimpiego, il contributo da 500 euro al mese destinato ai liberi professionisti attivi in alcuni settori strategici. Come lui, centinaia di giovani aspettano da 50 giorni di conoscere l'esito delle richieste di riesame, dopo che le loro domande erano state respinte, in molti casi per presunti errori nelle banche dati dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps), che gestisce l'erogazione del bonus. Un'attesa sulla quale, al momento, nemmeno l'Inps è in grado di fornire indicazioni: contattato da Fanpage.it, l'Istituto ha confermato che non ci sono novità rispetto ai tempi per la verifica delle domande di riesame.

Per sollecitare una risposta, 50 richiedenti provenienti da tutta Italia si sono uniti per presentare un'istanza collettiva all'Inps, chiedendo tempi certi e maggiore chiarezza sulle modalità di riesame, ancora sconosciute. La loro iniziativa è arrivata fino in Parlamento, dove il senatore del Movimento 5 Stelle Orfeo Mazzella ha presentato un'interrogazione alla ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, per chiedere che "tutte queste pratiche vengano evase nel tempo più breve possibile", come spiega a Fanpage.it. Domande respinte nonostante i requisiti per presunti errori delle banche dati Il bonus under 35 per l'autoimpiego, introdotto dal decreto Coesione del 2024 con un fondo da un miliardo di euro, prevedeva un contributo mensile di 500 euro, fino a un massimo di 18mila euro in tre anni, per i giovani disoccupati che avviavano un'attività nei settori della transizione digitale ed ecologica. A gennaio 2026 il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha esteso la misura anche ai liberi professionisti con partita Iva, spingendo l'Inps a riaprire i termini per le domande. Per accedere al beneficio erano stati fissati dei requisiti precisi: aver aperto la partita Iva entro i termini previsti, risultare disoccupati prima dell'avvio dell'attività, operare con un codice Ateco idoneo ed essere in regola con i contributi.