Un erario "finanziatore dei morosi", più nero nel mercato degli affitti, troppi italiani che non riescono a curarsi con liste di attesa ancora eccessivamente lunghe, giovani imprese a rischio: Istat, Banca d'Italia, Corte dei Conti, Ufficio parlamentare del Bilancio sfilano in Parlamento e puntano il dito su alcune delle misure cardine della manovra.
Riconoscono al governo di andare avanti nel segno della "prudenza" salvaguardando una oculata gestione dei conti pubblici ma allo stesso tempo non lesinano critiche. Unica voce fuori dal coro quella del Cnel guidato da Renato Brunetta che definisce semplicemente la manovra un "esercizio di equilibrio".
Sono tutti pareri tecnici, di chi deve "valutare" come sostiene il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e non "decidere", ma resta che i contrappunti messi per iscritto dagli attori istituzionali davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sono stati spesso concordanti. L'evasione fiscale "danneggia la crescita e produce iniquità, sfavorendo le imprese e i cittadini onesti", avverte ancora una volta Palazzo Koch. E non è certo una nuova, ennesima rottamazione, che possa aiutare a "recuperare gettito". Anzi, numeri alla mano, fanno di conto gli esperti di Banca d'Italia, l'ulteriore definizione agevolata comporta "una perdita di gettito di 1,5 miliardi nel 2026 e 0,5 miliardi in media nei due anni successivi". Bankitalia esprime dubbi anche sull'iperammortamento: "le imprese più giovani, in forte crescita, potrebbero essere più penalizzate".









