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Marta Serafini

La casa della famiglia Voronov è stata completamente distrutta: almeno sei i morti, di cui tre sono bambini. E un missile viola lo spazio aereo polacco

DALLA NOSTRA INVIATALEOPOLI - Leopoli si risveglia con il boato di 22 missili ma anche con il suono sinistro dei sassi lanciati a mani nude per cercare di tirare fuori dalle macerie i vivi. «Siamo rimasti intrappolati dentro, le porte non si aprivano mentre tutto intorno crollava», racconta Alina, che si sfrega le braccia per cacciare via la pelle d’oca. Ma non se ne va la paura che resta appiccicata addosso insieme all’odore di fumo e di vita che brucia via. «Da quella trappola di fuoco ci ha salvato un vicino. Mia madre è ancora dentro, là sotto, non so se sia viva. Era casa sua, ci viveva dagli anni ‘70». Periferia di Leopoli, vicino all’aeroporto, quell’aeroporto che resta chiuso ai voli civili, dove vicino ai nuovi quartieri residenziali, ancora svettano le krusciovke dell’epoca sovietica.

Due edifici straziati. Tra le altalene del parco giochi e gli stand allestiti dalla protezione civile, i vigili del fuoco e i cani addestrati per la ricerca e soccorso lavorano per ore muovendo le gru e cercando segni di respiro tra le macerie che ancora fumano. Sono gli stessi pompieri che il presidente ucraino Zelensky ha offerto all’Europa per domare gli incendi, mentre nei talk show e nei corridoi di Bruxelles c’è ancora chi snobba Kiev come se la guerra in Ucraina non ci riguardasse e fosse in un altrove lontano e distante.