CAVALLINO-TREPORTI (VENEZIA) - Stava andando al lavoro quando si è trovato a dover mettere in pratica, in un solo istante, tutto ciò che aveva imparato durante i lunghi corsi di salvataggio. Grazie al sangue freddo e alla preparazione di un giovane bagnino di salvataggio, un settantenne di Jesolo colto da un malore a bordo di un autobus di linea è stato soccorso nell’attesa dell’arrivo dei sanitari.
IL SOCCORSO L’episodio è avvenuto ieri mattina, poco dopo le sei, su un autobus Atvo partito alle 6-15 dall’autostazione di Jesolo e diretto a Punta Sabbioni. A bordo c’era anche Leonardo Nicolazza, mestrino, 20 anni a settembre, solo da tre stagioni bagnino di salvataggio per la società Linea di Costa, impegnata nel servizio di sicurezza acquatica in alcuni campeggi del litorale. Il giovane stava raggiungendo il posto di lavoro per iniziare il turno delle 7. Vicini a lui, molto coetanei che proprio in quel momento tornavano a casa dopo una serata di festa. L’allarme è scattato poco prima dell’arrivo nel centro di Cavallino. «Ero in piedi a metà dell’autobus – racconta Leonardo – quando ho visto l’uomo assumere un’espressione strana e piegare la testa all’indietro in una posizione innaturale. Ho capito subito che c’era qualcosa che non andava». Il 70enne aveva perso conoscenza e iniziava a perdere molta saliva alla bocca. Mentre la donna che era con lui cercava di richiamarlo dandogli dei colpetti sulle guance, il giovane è intervenuto chiedendo la collaborazione degli altri passeggeri. «L’abbiamo disteso e gli abbiamo sollevato le gambe – prosegue il racconto il bagnino ventenne – e ho controllato che respirasse. Quando ho verificato il respiro, l’ho messo in posizione laterale di sicurezza». Contemporaneamente ha chiesto all’autista di fermare il mezzo e allertare il 118, mentre anche altri viaggiatori hanno fatto altrettanto. Sul posto sono intervenuti i volontari della Croce Verde, che hanno assistito il settantenne. L’anziano nel frattempo si era ripreso, venendo trasferendo al punto di primo intervento di Jesolo per gli accertamenti del caso. Per Leonardo, però, non c’è stato nulla di straordinario. «Ho fatto semplicemente il mio dovere – ribadisce – Durante i corsi per diventare bagnino, compreso quello per effettuare il massaggio cardiaco, ci insegnano come intervenire in queste situazioni. Ho cercato di mettere in pratica quello che avevo imparato e di coordinare le prime fasi dell’assistenza. Paura? No, in quel momento ho pensato solo ad aiutare quella persona». I colleghi e i familiari lo hanno subito definito un eroe. Lui, invece, sorride e quasi minimizza. «Non mi sento affatto un eroe – conclude – Spero soltanto che quell’uomo si sia ripreso».









