Non c'è solo l'esigenza di dare un volto a chi faceva parte del Blocco Nero. La Digos di Torino infatti è al lavoro per individuare gli autori delle violenze ma anche per scoprire quando sono stati pianificati gli attacchi avvenuti sabato scorso ai cantieri della Torino-Lione, in Valle di Susa.

Come ha evidenziato la gip del Tribunale di Torino, Giulia Caveglia, nell'ordinanza con cui è stata disposta la custodia cautelare in carcere per due tedeschi arrestati dopo gli scontri, l'obiettivo dei No Tav era quello di "arrecare più danni possibili ai cantieri e alle forze dell'ordine".

Far luce sulla fase preparatoria è dunque essenziale per gli investigatori, secondo i quali il Blocco Nero sarebbe arrivato ai cantieri attraverso i sentieri, guidato da attivisti che conoscevano bene il territorio e che non è detto abbiano partecipato agli scontri, ma indicato l'area da attaccare e le vie di fuga. Una regia che, per chi indaga, sarebbe da ricondurre al centro sociale Askatasuna, sgomberato lo scorso dicembre. La pianificazione sarebbe dunque avvenuta nelle settimane precedenti al 25 luglio, durante incontri e riunioni tra diverse componenti dell'area antagonista e anarchica, con delegazioni composte da pochi rappresentanti di realtà e città differenti, compresi gruppi stranieri.