Dal 31 luglio la direttiva Ue 2024/1799 impone ai produttori di riparare a un prezzo «ragionevole» anche i prodotti fuori garanzia. Ma senza il decreto italiano pubblicato in Gazzetta Ufficiale, per i consumatori del nostro Paese il nuovo diritto resta per ora sulla carta

C'è una data che da mesi circola tra le associazioni dei consumatori, gli addetti ai lavori e chi si occupa di sostenibilità digitale: il 31 luglio 2026. È il giorno in cui, sulla carta, tutta l'Unione europea avrebbe dovuto dotarsi di un diritto fino a oggi inedito: quello di far riparare un elettrodomestico o uno smartphone rotto, a un prezzo equo, anche quando la garanzia è scaduta da tempo. Un principio che suona quasi ovvio, se lo si racconta a voce, ma che in realtà capovolge un'abitudine consolidata, ovvero quella di sostituire, invece di aggiustare, non appena qualcosa smette di funzionare.La scadenza riguarda la direttiva (UE) 2024/1799, approvata dal Parlamento europeo il 13 giugno 2024 con un'ampia maggioranza (584 voti favorevoli contro appena 3 contrari) e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea il 10 luglio dello stesso anno. Il testo è entrato in vigore a livello comunitario il 30 luglio 2024, ma agli Stati membri sono stati concessi due anni di tempo per recepirlo nei rispettivi ordinamenti nazionali. Quei due anni scadono proprio in questi giorni, e l'Italia, come vedremo, arriva all'appuntamento con il compito ancora a metà.