C’è un filo nero, a volte nascosto e sotterraneo, ma a volte ben visibile, che collega il genocidio palestinese, le guerre di Trump e le scorribande con Epstein di quest’ultimo con le bisteccherie di Delmastro e tanti altri episodi di connivenza tra politica e criminalità in Italia e altrove? Si tratta evidentemente di fenomeni di scala molto differente, eppure mi sembra di ravvisare una matrice comune nello slittamento graduale del sistema capitalistico e imperialistico in crisi, che proprio in Italia trova uno dei suoi buchi neri più strazianti, nell’illegalità e nella barbarie più totali.

È bene riflettere su due aspetti particolari di tale degrado che colpiscono in modo particolarmente virulento il nostro disgraziato Paese. Si tratta dello svilimento e dello snaturamento delle istituzioni pubbliche, da un lato, e dell’impenetrabile opacità che tende ad essere instaurata sui misfatti del potere, dall’altro.

Il primo aspetto riguarda ovviamente anche i servizi pubblici, umiliati e svenduti per mancanza di finanziamenti adeguati, come nel caso della sanità, considerata più che altro alla stregua di fonte di profitti privati da parte di consorterie più o meno lecite, ovvero contraddistinti dalla patente violazione dei diritti costituzionali degli operatori, come nel caso degli insegnanti, perseguiti dal nuovo Minculpop di Valditara & C. se solo osano parlare di Palestina in aula ovvero invitare una pericolosa sovversiva come Francesca Albanese. Ma riguarda anzitutto la sfera vitale e strategica dell’esercizio della forza, trasmutata in brutale violenza a beneficio di commercianti che si fanno giustizia da sé, santificati perché ammazzano malviventi in fuga sparando loro vigliaccamente alle spalle, ovvero di poliziotti degenerati che ammazzano a sangue freddo persone, meglio se migranti, in stato di agitazione psicomotoria. È questa l’immagine più veritiera e inquietante di uno Stato giunto chiaramente alla frutta, che consente il controllo della criminalità organizzata sulle carceri ovvero l’intimidazione dei magistrati che osano combattere mafia e corruzione. Chiaramente una vendetta, quest’ultima, per la sconfitta patita al referendum di marzo, che le destre spudorate considerano tamquam non esset, affidando la loro risposta eversiva alla forza contundente dei fatti, si tratti di edifici giudiziari che crollano per incuria ovvero di minacce di mafiosi a magistrati, in attesa di nuovi Falcone e Borsellino i cui corpi fatti saltare per aria ovvero crivellati di raffiche rappresentino la plastica concretizzazione di quella rivincita.