Il presidente Mattarella con Alfonso Raimo, presidente Associazione stampa parlamentare, e Piero Malatesta Piano, autore del ventaglioTermometro alla mano, bisogna abbassare la febbre prima che la situazione degeneri. Per riuscirci, Sergio Mattarella sceglie la via più diretta: tracciare una spessa linea rossa tra la fisiologica dialettica politica e la pericolosa deriva del "fai da te". Da arbitro istituzionale si guarda bene dallo sconfinare, ma quando i focolai d’incendio si moltiplicano – dai palazzi alle piazze – l’usuale aplomb quirinalizio lascia il posto a una fermezza senza sconti.

Durante l’incontro con i giornalisti per la tradizionale consegna del Ventaglio, la strategia del Colle è millimetrica: felpata sulla politica, d’acciaio su violenze e forzature del sistema. E sui disordini in Val di Susa salta ogni cautela: anatema contro la guerriglia urbana e monito secco a "condannare" le condotte aggressive. L’idea che, in minoranza, "sia giustificabile il ricorso alla violenza" viene liquidata senza appello: "non è accettabile". Un’escalation inammissibile, con i soprusi bollati come un "virus letale per la democrazia", un morbo che aggredisce la Costituzione non soltanto quando "la si pratica", ma anche quando "la si predica o giustifica". La stoccata non risparmia gli struzzi da salotto, colpevoli di "esitazione o circospezione" nel prendere le distanze. Il bersaglio? Quell’opposizione che fatica a tagliare i ponti con i vandali. Un’avversione che non esplode solo nei cortei, ma si annida nel "rifiuto sdegnato di ascoltare le opinioni altrui", perché, avverte, "il clima di intolleranza contribuisce a seminare germi di violenza".