Nel corso della tradizionale cerimonia del Ventaglio con i giornalisti, il capo dello Stato sollecita il mondo politico a ritrovare il «reciproco rispetto, senza inopportuna aggressività verbale, spesso immotivata e, a mio avviso, anche controproducente». Un appello, dunque, ad abbassare i toni e a lasciare da parte gli accenti incendiari. Con le urne ancora lontane, le tensioni elettorali sono, per Mattarella, «per la verità piuttosto intempestive» e rischiano di sottrarre attenzione «ai problemi che riguardano la vita quotidiana dei nostri concittadini». L’invito, rivolto anche all’esecutivo, è a concentrarsi sul merito delle questioni, evitando la tentazione di «alterare la realtà delle questioni».
Un richiamo che arriva dopo le polemiche sul caso Roggero, la morte di Fakir e gli episodi di violenza in Val di Susa. Quanto alla legge elettorale, il presidente ricorda che non rientra nelle sue attribuzioni esprimere valutazioni su materie politiche e che non spetta a lui giudicare in anticipo né la riforma del voto né altri provvedimenti «che sarò chiamato a esaminare laddove mi pervengano». Lo preoccupa, invece, la progressiva e crescente astensione, tema che a suo avviso dovrebbe essere affrontato da tutte le forze politiche.










